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Liturgia e Vita

01 febbraio 2012

IN CAMMINO... VERSO LA QUARESIMA

liturgiaevita@pddm.it
La Presentazione di Gesù al Tempio. Tolentino, cappellone di S. Nicola di scuola riminese (secolo XIV). La composizione è piena di particolari stupendi e si presta ad un ricca contemplazione: le mani protese nell’offerta di Maria e Giuseppe, il velo di seta con cui Simeone accoglie il Bambino, l’altare sormontato dal ciborio, la tovaglia, l’Evangeliario e Anna che scruta le Scritture.
La Presentazione di Gesù al Tempio. Tolentino, cappellone di S. Nicola di scuola riminese (secolo XIV). La composizione è piena di particolari stupendi e si presta ad un ricca contemplazione: le mani protese nell’offerta di Maria e Giuseppe, il velo di seta con cui Simeone accoglie il Bambino, l’altare sormontato dal ciborio, la tovaglia, l’Evangeliario e Anna che scruta le Scritture.
La Presentazione del Signore

La festa del 2 febbraio è una festa mariana o cristologica? Un tempo non aveva anche un carattere penitenziale?
Palma C.

La presentazione del Signore è uno dei Misteri della vita umana di Gesù, della sua infanzia; un mistero di obbedienza e di offerta che avviene nel tempio del Signore, luogo in cui Dio si manifesta, luogo visibile della sua Presenza in mezzo al suo popolo. Il tempio è profezia del Corpo del Signore Gesù, vero Tempio e luogo dove abita la pienezza della Divinità, spazio in cui si può davvero incontrare Dio e si viene salvati. La festa della Presentazione al tempio è da antica data la festa della luce e dell’incontro tra Dio - in Gesù primogenito figlio di Maria, offerto al Signore come prescritto e riscattato dall’offerta dei poveri - e il popolo fedele, che attendeva la salvezza di Dio. Questo popolo è rappresentato da Simeone profeta e da Anna, che riconoscono il Messia nel Bambino Gesù e narrano cose mirabili di lui a tutti, e da Maria e Giuseppe.
La festa si colloca a metà cammino tra il Natale e la Pasqua, quasi a congiungerli in un unico mistero di obbedienza e di offerta. Il Corpo umano di Gesù, segnato come appartenente indiscutibilmente a Israele per la circoncisione, è, fin dal suo primo esistere, un Corpo donato al Padre e all’umanità. Egli è Luce, è venuto a portare la luce e allontanare le tenebre del peccato e della morte proprio con l’offerta del suo Corpo immacolato nato da Maria.
Questa festa, nei nostri climi, cade ancora in inverno quando nei campi si bruciano sterpi, sarmenti e rovi delle potature in grandi fuochi che un tempo erano occasione di riti apotropaici e veglie. Nella luce del fuoco che rischiara le lunghe notti invernali i cristiani hanno visto un simbolo di Cristo Gesù ed essi lo celebrano con ceri accesi in un solenne ingresso per la celebrazione della festa.
Un tempo questo giorno aveva assunto un carattere anche penitenziale, poi mariano. Oggi la liturgia orienta il nostro sguardo di fede sull’umanità di Gesù offerta secondo la legge, da Maria e da Giuseppe, al Signore.

LA PRESENTAZIONE DEL SIGNORE

La festa del 2 febbraio è una festa mariana o cristologica? Un tempo non aveva anche un carattere penitenziale?
Palma C.


La presentazione del Signore è uno dei Misteri della vita umana di Gesù, della sua infanzia; un mistero di obbedienza e di offerta che avviene nel tempio del Signore, luogo in cui Dio si manifesta, luogo visibile della sua Presenza in mezzo al suo popolo.
Il tempio è profezia del Corpo del Signore Gesù, vero Tempio e luogo dove abita la pienezza della Divinità, spazio in cui si può davvero incontrare Dio e si viene salvati.
La festa della Presentazione al tempio è da antica data la festa della luce e dell’incontro tra Dio - in Gesù primogenito figlio di Maria, offerto al Signore come prescritto e riscattato dall’offerta dei poveri - e il popolo fedele, che attendeva la salvezza di Dio. Questo popolo è rappresentato da Simeone profeta e da Anna, che riconoscono il Messia nel Bambino Gesù e narrano cose mirabili di lui a tutti, e da Maria e Giuseppe. 
La festa si colloca a metà cammino tra il Natale e la Pasqua, quasi a congiungerli in un unico mistero di obbedienza e di offerta. Il Corpo umano di Gesù, segnato come appartenente indiscutibilmente a Israele per la circoncisione, è, fin dal suo primo esistere, un Corpo donato al Padre e all’umanità. Egli è Luce, è venuto a portare la luce e allontanare le tenebre del peccato e della morte proprio con l’offerta del suo Corpo immacolato nato da Maria. 
Questa festa, nei nostri climi, cade ancora in inverno quando nei campi si bruciano sterpi, sarmenti e rovi delle potature in grandi fuochi che un tempo erano occasione di riti apotropaici e veglie. Nella luce del fuoco che rischiara le lunghe notti invernali i cristiani hanno visto un simbolo di Cristo Gesù ed essi lo celebrano con ceri accesi in un solenne ingresso per la celebrazione della festa. 
Un tempo questo giorno aveva assunto un carattere anche penitenziale, poi mariano. Oggi la liturgia orienta il nostro sguardo di fede sull’umanità di Gesù offerta secondo la legge, da Maria e da Giuseppe, al Signore.


Sulla spiaggia di Jesolo (Venezia) alcuni artisti realizzano con la sabbia notevoli opere come questa Annunciazione.
Sulla spiaggia di Jesolo (Venezia) alcuni artisti realizzano con la sabbia notevoli opere come questa Annunciazione.

LE SOLENNITA' FRA PRECETTO E LITURGIA

Gentile redazione, volevo chiedervi come comportarci riguardo alle solennità del tempo di Quaresima. Mi riferisco, per esempio, alla solennità di S. Giuseppe e dell’Annunciazione del Signore (19 e 25 marzo), solennità non di precetto. In tali giorni ci sono sempre i primi vespri a prescindere che la solennità sia o no di precetto. Ma la Messa è anticipata al giorno prima come per il giorno di domenica? Le solennità dei Ss. Pietro e Paolo e quella della Natività di S. Giovanni Battista (29 e 24 giugno) che non sono di precetto hanno la loro Messa «nella vigilia». Per quella del 19 e 25 marzo che non prevedono la Messa «nella vigilia», se si deve anticipare al giorno prima, si celebrerà la stessa del giorno dopo? Grazie per la risposta.  Paolo


I primi vespri, come la Messa propria della vigilia per alcune solennità più antiche, sono un elemento strettamente liturgico. Il precetto domenicale e festivo (come dice il termine stesso) è, invece, una prescrizione di carattere giuridico, per quanto fondato sulla tradizione (cf SC 106).

Nella tradizione ebraica il computo del giorno non va dalla mezzanotte alla mezzanotte, ma da tramonto a tramonto. Le prime comunità cristiane erano per lo più di cultura ebraica e seguirono questo computo (cf At 20,7). Superati, tuttavia, i confini del mondo ebraico, i cristiani (che, sulle orme del loro Maestro, non sono idolatri delle consuetudini) non ebbero alcuna difficoltà a celebrare l’Eucaristia anche al mattino della domenica. Prassi che si generalizzò nel corso del medioevo anche per ragioni di sicurezza (non era prudente uscire la sera!). È con il Messale tridentino (1570) che la consuetudine di celebrare solo al mattino entro il mezzogiorno diventò obbligatoria (cf vecchio messale: rubriche generali, n 15; can 821 del vecchio codice). Fu Pio XII che, fin dal 1947, ripristinò in alcuni casi la Messa al pomeriggio dello stesso giorno festivo per favorire l’osservanza del precetto (cf C. BRAGA - A. BUGNINI, Documenta ad instaurationem liturgicam spectantia, 1844-1851).

La possibilità di assolvere al precetto domenicale e festivo al tramonto della vigilia, alla luce dell’originaria prassi liturgica rimasta intatta nell’ufficiatura delle Ore con i primi vespri, fu concessa da Paolo VI nel 1967 (cf Eucharisticum Mysterium, 28). Tale concessione fu fatta propria dalla Chiesa italiana nel 1972 (cf ECEI, 4197-4199).

Pertanto, sia in Quaresima sia negli altri tempi dell’anno liturgico, la Messa vespertina della vigilia può anticipare i testi della Messa del giorno seguente soltanto se si tratta di una festa di precetto. Se si tratta di una solennità che possiede una Messa propria della vigilia, è questa che dev’essere usata, a prescindere dal fatto che la ricorrenza sia di precetto o meno. Queste indicazioni sono normalmente precisate nel calendario liturgico delle singole regioni ecclesiastiche, diocesi e ordini religiosi.

QUALE MINISTRO PER L’IMPOSIZIONE DELLE CENERI

 

Sono un ministro istituito (lettore-accolito) da ormai 10 anni e svolgo il mio servizio presso la mia parrocchia. Riguardo l’imposizione delle ceneri nel primo mercoledì di Quaresima è possibile conoscere la norma che lo regola? Oltre agli ordinati possono i ministri istituiti svolgere questo rito? Grazie di cuore. Con grande stima nei confronti di tutta la vostra redazione, porgo distinti saluti.

Romeo

Fino all’XI secolo l’imposizione delle ceneri nel primo giorno di Quaresima era riservata ai pubblici penitenti, cioè a coloro che avendo gravemente peccato, intendevano essere riconciliati con la Chiesa dopo un tempo di severa e pubblica penitenza. Il rito delle ceneri, prologo della riconciliazione, era, di norma, presieduto dal vescovo. Ed era ancora il vescovo che il giovedì santo riammetteva i penitenti nella piena comunione con la Chiesa perché potessero accedere alla mensa eucaristica durante la veglia pasquale insieme ai neobattezzati con i quali avevano compiuto, in qualche modo, un cammino parallelo per recuperare la grazia battesimale (cf M. Righetti, Storia liturgica II, 120-123).
Con la totale scomparsa della penitenza pubblica l’imposizione delle ceneri fu estesa a tutti i fedeli quale segno dell’ingresso in Quaresima, tempo favorevole per la conversione di tutti i battezzati. Tuttavia, a causa del suo originario legame con il sacramento della riconciliazione, l’imposizione delle ceneri restò un rito amministrato da coloro che hanno la facoltà di rimettere sacramentalmente i peccati, cioè vescovi e presbiteri.
Per alcuni aspetti una situazione abbastanza simile riguarda l’unzione degli infermi per il suo stretto legame con il perdono dei peccati e che, pertanto, solo il sacerdote può amministrare. L’imposizione delle ceneri non comporta però gli stessi problemi teologici; si tratta di un semplice sacramentale (cf CCC 1667-1668). Infatti, a differenza del Messale Romano (2a edizione italiana 1983, p 66), il Cerimoniale dei Vescovi (1984) prevede che il diacono possa imporre le ceneri (cf nn 257-258). Una novità che a molti è sfuggita, ma che supera le ragioni storiche di cui sopra e che potrebbe aprire ad un cambiamento dell’attuale norma che non prevede per l’imposizione delle ceneri se non ministri ordinati. D’altra parte ministri laici, istituiti o di fatto, possono oggi distribuire l’Eucaristia e catechisti autorizzati dal vescovo possono compiere gli esorcismi minori imponendo le mani sui catecumeni (cf RICA 109).

PRIME COMUNIONI IN QUARESIMA

Carissima redazione, vorrei porre un quesito: in tutte le parrocchie della nostra foranìa facciamo la prima comunione in una domenica di Quaresima e quindi non si canta il Gloria né l’Alleluia. In tale circostanza seguiamo la Messa per i fanciulli. Si potrebbe omettere la seconda lettura proprio in funzione dei piccoli destinatari, oppure, trattandosi di un «tempo forte» non è possibile? Inoltre, il sacerdote può indossare la casual bianca anziché viola? Grazie per le vostre risposte. Monica

La prassi sopra descritta è sorprendente. Non era pensabile neppure nella pastorale preconciliare quando durante la Quaresima in tutte le parrocchie c’era il catechismo in preparazione alla prima comunione che, nella maggioranze dei casi, aveva luogo nel tempo pasquale. Consuetudine che, per lo più senza molta consapevolezza da parte dei fedeli, testimoniava l’antica usanza dell’ultima preparazione quaresimale dei catecumeni «eletti» per celebrare la loro iniziazione cristiana nella Veglia pasquale e quindi lo stretto legame di questi sacramenti con la Pasqua e la Pentecoste.
Separare dal tempo pasquale la prima partecipazione all’Eucaristia significa ignorare lo stretto rapporto dei sacramenti dell’iniziazione con l’anno liturgico. «Assumere il dinamismo proprio dell’anno liturgico significa vivere in comunione con tutta la Chiesa, condividendone il cammino nel corso del tempo. Inoltre significa avvalersi di quella pedagogia ecclesiale che intende guidare i fedeli alla piena maturità in Cristo, mediante la celebrazione durante l’anno dei misteri della vita del Signore attorno al momento cardine che è la Pasqua. Come ambiente ecclesiale tipico per compiere l’itinerario di fede, non deve essere messo in secondo piano da nessun’altra esigenza o proposta pastorale» (CEI, IC. Orientamenti per il risveglio della fede e il completamento dell’iniziazione cristiana in età adulta, 36).
L’anno liturgico non è un semplice contenitore di celebrazioni collocate nel tempo secondo i propri gusti, opinioni, o esigenze «pastorali» dalle fragili basi. Tutti e tre i sacramenti dell’iniziazione cristiana sono intimamente legati alla Pasqua e ai cinquanta giorni che la Chiesa celebra come un’unica grande domenica 
(cf RICA 58; Norme sull’anno liturgico e il calendario, 22).

«Tutta l’iniziazione cristiana ha un’indole pasquale essendo la prima partecipazione sacramentale alla morte e risurrezione di Cristo. Per questo la Quaresima deve raggiungere il suo pieno vigore come tempo di purificazione e di illuminazione... Il tempo di Quaresima è inoltre il tempo proprio per celebrare I riti penitenziali corrispondenti agli scrutini per i fanciulli non ancora battezzati, che hanno raggiunto l’età adatta all’istruzione catechetica, e per i fanciulli da tempo battezzati, prima che siano ammessi per la prima volta al sacramento della penitenza... È opportuno che i fanciulli facciano in queste domeniche [di Pasqua] la loro prima comunione» (CONGR. PER IL CULTO DIVINO, Preparazione e celebrazione delle feste pasquali, 7-10 e 103).

È talmente forte ed educativa la prima partecipazione alla mensa eucaristica nel tempo pasquale che le norme ritengono un abuso la prassi di collocare la prima comunione nella Messa vespertina del Giovedì santo (cf Redemptionis Sacramentum, 87).
Dopo quanto si è detto sopra, tutti gli altri interrogativi posti dalla nostra lettrice diventano fuori luogo.

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